La nostra idea di Cinofilia

Una visione relazionale, consapevole e non coercitiva.

Cambiare sguardo

Non siamo qui per addestrare.

Siamo qui per ascoltare.

Siamo qui per cambiare sguardo.

Per passare dal controllo alla connessione.

Dal comando alla relazione.

Dall’obbedienza alla crescita reciproca.

Il cane non è un contenitore da riempire di regole.

È un individuo.

Un soggetto emozionale, mentale, esperienziale.

Un essere in relazione.

Come noi. Come tutti.

La relazione come campo

La relazione è il nostro campo.

Ed è lì che lavoriamo.

Camminando, osservando, giocando, imparando.

Ma non ci basta.

Perché ogni relazione è una scelta.

E ogni scelta racconta chi siamo.

Contro le scorciatoie

Ci opponiamo all’addestramento coercitivo.

Ma non ci fermiamo lì.

Ci opponiamo anche al suo travestimento gentile.

Perché il problema non è quanto si è duri o morbidi.

Il problema è non vedere il soggetto.

Non crediamo nell’addestratore che impone.

Ma nemmeno in chi sorride

mentre applica le stesse procedure a ogni cane,

convinto che basti cambiare premio

per chiamarla relazione.

Cambiano i toni.

Cambiano gli strumenti.

Ma se il cane resta un destinatario passivo,

non è educazione.

È solo un’altra forma di addestramento.

Lavorare a relazioni

Noi non lavoriamo a premietti.

Lavoriamo a relazioni.

Non leggiamo il comportamento isolato.

Leggiamo il cane intero.

La sua storia.

Il suo corpo.

Le sue emozioni.

Il contesto in cui vive.

Non facciamo “le stesse cose con tutti i cani”.

Perché non esistono cani standard.

E non esistono nemmeno umani standard.

Un mondo di relazioni

Siamo un mondo in mezzo a tanti mondi.

Siamo aperti al confronto, allo scambio, al dialogo.

Ma non siamo disposti a rinunciare

a ciò che per noi è fondamentale.

La dignità del cane.

Il rispetto tra specie.

La relazione come spazio di crescita reciproca.

Siamo umanisti, ma non antropocentrici.

Perché la vita non è una scala con l’uomo in cima.

È una rete di relazioni interdipendenti

di cui il cane fa parte, con pieno diritto.

Ascolto non è rinuncia alla guida

La relazione non è abbandono.

Non è lasciare fare.

Non è chiedere al cane di arrangiarsi da solo

nel mondo umano.

Ascoltare il cane non significa rinunciare alla guida.

Significa assumersi la responsabilità

di essere un riferimento competente,

stabile e leggibile.

Per noi la persona non è spettatrice della relazione,

ma parte attiva:

una presenza capace di osservare,

interpretare, decidere

e intervenire quando serve.

Leadership relazionale

Guidare non è controllare.

È orientare.

È contenere quando il cane

non è ancora in grado di farlo da solo.

È chiudere ciò che non è gestibile,

per rendere possibile l’apertura.

Crediamo in una leadership relazionale:

non gerarchica,

non autoritaria,

ma responsabile.

Perché libertà senza struttura

diventa smarrimento.

E una relazione sana ha bisogno di confini

per poter crescere.

La relazione come pratica quotidiana

La relazione non resta nelle parole.

Prende forma nei gesti quotidiani.

Nel modo in cui impariamo a leggere

il linguaggio del cane,

anche quando non emette suoni.

Nel rispetto delle distanze,

dei tempi,

dello spazio che chiede o che concede.

Si costruisce nel riconoscere

i suoi bisogni profondi,

non per renderlo più gestibile,

ma più libero ed equilibrato.

Quotidianità e strumenti

Vive nella gestione della quotidianità:

nel cibo, nel riposo, nelle risorse,

in quelle piccole scelte che ogni giorno

creano stabilità o confusione.

Cresce quando alleniamo

non solo il corpo,

ma anche la mente:

autocontrollo, riflessività,

capacità di attendere,

di scegliere.

Si rafforza nel guinzaglio,

quando smette di essere un vincolo

e diventa un canale di comunicazione.

Nel richiamo,

che non è un ordine urlato,

ma un atto di fiducia reciproca.

Nel gioco,

che non è riempitivo,

ma uno spazio potente

di apprendimento,

piacere e relazione.

Socialità e sport

Nella socializzazione,

quando accompagniamo il cane

a incontrare l’altro

senza forzature,

senza esposizioni inutili.

Nel clicker coaching,

quando è usato come strumento cognitivo

e non come distributore automatico di consenso.

E nello sport condiviso,

quando fare insieme diventa un modo

per conoscersi meglio,

ridere, sbagliare, crescere.

Una posizione chiara

Crediamo che il modo

in cui trattiamo i cani

sia lo specchio del modo

in cui stiamo in relazione con gli altri.

Per questo siamo contro la violenza,

contro ogni forma di costrizione,

contro il “gentilismo”

quando smette di ascoltare

e diventa solo

una versione educata dell’imposizione.

Non esiste un metodo universale.

Esiste una storia per ogni binomio.

E un percorso possibile

per ogni relazione.

Noi non insegniamo al cane

a fare il bravo.

Insegniamo alle persone

a vedere il cane come un soggetto.

A chi cerca empatia,

non prestazione.

A chi vuole imparare,

non solo insegnare.

A chi crede che il cane

sia molto di più

di un animale domestico.

Questa è la nostra idea di cinofilia.

Ma-Chè Vita Da Cani - Campo cinofilo

Un mondo in mezzo a tanti mondi.